Spaghetti con gamberi e pomodorini

Ieri sera ho voluto sorprendere i miei invitati con una ricetta nuova e molto semplice: spaghetti con gamberi e pomodorini freschi. Questa è una ricetta adatta a tutte quelle occasioni in cui avete bisogno di preparare un primo piatto in poco tempo con prodotti freschi e d’effetto. Provare per credere!

CATEGORIA:  primi piatti

TEMPO DI COTTURA: circa 15 minuti

DIFFICOLTA’: facile

Per iniziate portare a bollore l’acqua salata quanto basta per i nostri spaghetti (320 g circa per 4 persone). Mentre l’acqua bolle iniziate a preparare il condimento facendo un soffritto con olio extra vergine di oliva, uno spicchio di aglio intero e una manciata di prezzemolo fresco tritato finemente. Non appena l’aglio inizia a brunire versare mezzo bicchiere di vino bianco. Lasciare evaporare tutto l’alcol del vino quindi togliere lo spicchio d’aglio e aggiungere 150 g di pomodori pachino tagliati a metà, lasciar cuocere per qualche minuto a fuoco basso (circa 5/6 minuti circa). Aggiungere le code di gambero ben pulite (4/5 gamberi a persona), salare e pepare quanto basta e cuocere per circa 3/4 minuti a fuoco basso.

Nel frattempo cuocere gli spaghetti e scolarli ancora al dente, farli saltare in padella con il sugo di gamberi per 1 minuto. Prima di servire aggiungere abbondante prezzemolo tritato grossolanamente.

CONSIGLIO: questa ricetta si sposa bene anche con l’aggiunta di peperoncino fresco tritato finemente insieme al pepe per rendere il piatto ancora più gustoso e estivo.

Le Specialità delle Dolomiti 3: IL PANE

Con il nuovo anno voglio presentarvi una peculiarità del Sudtirolo, il pane.

Il pane è sempre presente sulle tavole tirolesi ed è il compagno ideale dei loro piatti tipici: non si può mangiare dello speck buono senza del buon pane! 

Generalmente è un pane robusto, prodotto con farine locali e cotto ad altissime temperature.

Oggi voglio proporvi la ricetta del pane tirole che preferisco, il pane tipico di Fiè con semi di finocchio e cumino, ideale per accompagnare salumi e affettati nostrani.  In origine questo pane era prodotto dai contadini della zona di Fiè, i quali sapientemente davano forma e consistenza a questo pane di segale non con le mani, ma semplicemente sottoponendolo ad un lieve e continuo scuotimento circolare su dei taglieri. Questo procedimento era nato per dare forma ad un pane che aveva un impasto molto tenero e gli conferiva la classica forma a cerchio sottile in centro e più spessa ai lati.

TEMPO DI COTTURA: 2 ore

DIFFICOLTA’: facile

Mescolare bene 750 g di farina di segale e 250 g di farina di frumento con 1 cucchiaio e mezzo di sale. La ricetta prevede l’aggiunta di 1 cucchiaino di semi di finocchio, di cumino e 1 cucchiaio di trigonella caerulea detta erba zingara. L’erba zingara è davvero difficile da trovare fresca per chi non abita in Alto Adige, potete pertanto comprarla in polvere al supermercato o in erboristeria. Sciogliere 30 g di lievito per pane in  800 ml di acqua tiepida ed unire il liquido alle farine, lavorare fino ad ottenere un composto di pasta morbida. Lasciare lievitare l’impasto per circa 1 ora, formare poi dei pezzi di pane grandi come il palmo della mano, mettere su un canovaccio infarinato così da non farlo attaccare alle pagnotte e far lievitare ancora per circa 30 minuti coperti. Dopo la lievitazione mettere i pezzi  di pasta su piatti di 30 cm di diametro abbondantemente infarinati e muovere ciascun piatto in tondo finchè la pasta si sia espansa coprendo quasi tutto il piatto. Imburrare una teglia da forno e spolverare con farina, sistemare sopra i pani capovolgendoli. Cuocere per circa 30 minuti in forno già a temperatura di 200 – 220 °C.

CONSIGLIO: Si può aumentare l’aroma del pane aumentando la quantità delle spezie a piacimento.

Le Specialità delle Dolomiti 2: LE ZUPPE

Oggi vi presento una seconda specialità tipica del Sudtirolo e delle Doloniti: le zuppe tirolesi calde e sostanzione!

Sono tantissime le varietà di zuppe dell’Alto Adige, tra le quali ricordo la zuppa al vino di Terlano o la zuppa agra di Bolzano o la corposa zuppa d’orzo alla contadina, che spesso lasciano davvero poco spazio ai piatti di carne e sono servite come piatto unico perchè sostanziose e sazianti.

Tra le varie ricette ho scelto per voi un “must” tra i piatti tirolesi servito durante il periodo del Torggelen (autunno): la zuppa d’orzo!

L’orzo è sempre stato molto diffuso in Alto Adige grazie alla sua crescita ad altitudini da 1500 a 1700 mt. La zuppa d’orzo è un piatto molto buono ideale anche per chi vuole mangiare sano. Chi assume un piatto di questa zuppa, infatti, fa qualcosa per la sua salute visto che l’orzo contiene molte vitamine, calma lo stomaco, risveglia l’attività intestinale e lega le tossine.

Quindi ecco la mia zuppa d’orzo del contadino e buon appetito!

TEMPO DI COTTURA: 1 ora e 20 minuti circa

DIFFICOLTA’: facile

Mettere 80 g di orzo in un setaccio e sciacquarlo, tagliare a dadini 150 g di speck e arrostirli rapidamente insieme all’orzo in un padella abbastanza grande. Aggiungere 1,5 litri di acqua e appena l’acqua bolle aggiungere 2 cipolle, 2 carote, 2 patate e 1/4 di sedano lavati e tagliati a dadini piccoli. Cuocere per circa un’ora a fiamma bassa. Salare e pepare quanto basta dopo aver assaggiato il brodo.
Servire in una ciotola o in un piatto dai bordi abbastanza alti e dal diametro non troppo largo con erba cipollina tritata finemente.

CONSIGLIO: Potete servire la zuppa d’orzo decorata anche con l’aggiunta di 3/4 fette di speck arrostite nel burro, ma attenzione a non dirlo al dietologo!!!!

 

Le Specialità delle Dolomiti puntata 1: LO SPECK E I CANEDERLI

Come promesso inizia la mia avventura culinaria tra le ricette e la cucina sudtirolese partendo proprio dallo speck.Speck_5

Per i contadini del Sudtirolo la conservazione della carne macellata di fresco era sempre stato un problema. Come unica soluzione la carne in passato veniva salata e messa in una salamoia mista di acqua e vino, successivamente seccata e affumicata creando così lo speck, che ancora oggi viene preparato in questo modo.

Lo speck può essere gustato con il pane tagliato a fettine sottili oppure utilizzato per perfezionare il gusto di varie pietanze come i Canederli allo speck in brodo oppure per la Padella tirolese (Tiroler G’rostl). Ha un particolare sapore affumicato adatto anche a pietanze raffinate come il fegato o zuppe d’orzo.

Per lo speck va utilizzato un pane robusto che ancor oggi viene prodotto da diverse panetterie del Sudtirolo spesso aromatizzato con spezie qauli sesamo, finocchio, cumino e coriandolo Un pane tipico è la tortina di pane piatto fatto di farina di segale con impasto di pasta fermentata, internamente morbide ed esternamente croccanti.

Per esaltare al meglio lo speck vi propongo una ricetta classica facile facile dove lo speck la fa davvero da padrone: i Canederli allo speck in brodo!

TEMPO DI COTTURA: 15 minuti circa

DIFFICOLTA’: facile

Tagliare a pezzettini 3/4 pagnotte rafferme (circa 200 gr) e metterle in una casseruola, aggiungere 150 g di speck tagliato a dadini e 1 cucchiaio di prezzemolo tritato finemente. Sbattere 3 uova intere con 2 tazze di latte caldo e cospargere l’impasto del pane. Mecolare bene il tutto e lasciare riposare per circa 20 minuti, coprendo il tutto con un tovagliolo o uno strofinaccio (durante i 20 minuti ricordate di mescolare di tanto in tanto il pane in modo che l’impasto assorba bene e in modo omogeneo dappertutto il liquido, infatti il pane deve diventare umido e morbido senza spappolarsi). Nel frattempo rosolare nel burro 1 cipolla piccola tagliata a dadini, quando la cipolla sarà ben rosolata e raffreddata aggiungerla all’imposto insieme a 80 g di farina 0. Salare e amalgamare bene il tutto con cautela e lasciare a riposo l’impasto per almeno mezz’ora per far si che tutti gli aromi dei vari ingredienti si fondano insieme. Passata la mezz’ora formare delle palle piccole e ben compatte di circa 8-10 centimetri (per evitare che il composto appiccichi troppo le mani bagnatele di tanto in tanto con dell’acqua). Cuocere i canederli tutti insieme in 2 litri di brodo di carne saporito per circa 15 minuti e servirli nel brodo ben caldo, cospargendo con erba cipollina.

CONSIGLIO: Qualora l’impasto risultasse troppo potete conservarlo chiuso in un contenitore ermetico e posto in frigorifero per un paio di giorni al massimo.

LE SPECIALITA’ DELLE DOLOMITI

Quest’estate ho passato alcuni giorni tra le bellissime Dolomiti del Sudtirolo e mi sono innamorata della cucina tradizionale sostanziosa e varia. Da svariate specie di frutta, prima fra tutte le mele, l’uva, le castagne e le pesche fino alle zuppe delicate e corpose che rendono il ricettario del Sudtirolo gustoso e unico, plasmato dall’influenza secolare dei popoli vicini, dal clima e dalla vegetazione estremamente vari.

Quando si parla della cucina sudtirolese la mente corre ai canederli e allo speck, anche se essa offre molto di più. Ad esempio sui canederli ci sono quasi 30 ricette tra le quali, oltre ai famosi “canederli allo speck” ricordiamo la ricetta dei canderli di farina saracena detti “Plenten” e con le possibili variazioni al formaggio, agli spinaci, alla ricotta o alle patate.

Con questo post voglio inaugurare una nuova rubrica dedicata tutta alle specialità delle Dolomiti con ricette e spiegazioni utili a rendere più facile la loro conoscenza e la loro preparazione.

A questo punto non mi resta che augurarvi buon viaggio tra le Specialità (con la S maiuscola) delle Dolomiti e continuate a seguire la mia nuova rubrica!

A presto….

UN PESTO GENOVESE DELICATO

Oggi voglio condividere con voi la mia voglia di “pesto alla genovese” e la mia ricetta fast per un condimento estivo e delicato!

Il pesto è una salsa fredda, sinonimo e simbolo di Genova e dell’intera Liguria, che da alcuni decenni è tra le salse più conosciute e diffuse nel mondo. Le prime tracce del pesto le troviamo addirittura nell’800 e da allora, la ricetta si è sempre mantenuta identica, almeno nella preparazione casalinga. La mia ricetta vede l’utilizzo di un semplice frullatore per spezie e non del classico mortaio di marmo.

TEMPO DI COTTURA: nessuna cottura

DIFFICOLTA’: facile

Iniziare la preparazione del pesto ponendo mezzo spicchio di aglio sbucciato nel tritatutto con qualche grano di sale grosso. Appena l’aglio sarà diventato crema tritate insieme 50 g di foglie di basilico genovese con un pizzico di sale grosso che servirà a frantumare meglio le fibre e a mantenere un bel colore verde acceso. Attenzione il basilico non va assolutamente lavato, ma solo pulito con un panno umido. Evitare inoltre di tritare le foglie del basilico per troppo tempo per evitare che il composto si surriscaldi e diventi amaro, un buon consiglio è quello di frullare alla velocità più bassa possibile e a scatti, cioè frullate qualche secondo, interrompete e ricominciate. Appena dal composto inizierà ad uscire del liquido verde aggiungete un cucchiaio di pinoli e 100 g di Grana Padano grattuggiato (in alternativa per un sapore più deciso potete aggiungere 100 g di Parmigiano Reggiano). Per ultimo va aggiunto l’olio di oliva extravergine che andrà versato a filo, mescolando sempre con il tritatutto fino ad amalgamate bene tutti gli ingredienti ed ottenere una salsa omogenea.

CONSIGLIO: Conservate il pesto appena preparato in firgorifero per 2-3 giorni in un contenitore ermetico avendo cura di ricoprire la salsa con uno strato di olio. E’ possibile congelare il pesto in piccoli vasetti per poi scongelarlo in frigorifero oppure a temperatura ambiente.

 

LA TORTA SBRISOLONA

La sbrisolòna (anche detta sbrisulòna, sbrisolìna, sbrisulùsa o sbrisulàda) è un dolce del Nord Italia originario della città di Mantova. Il nome deriva dal sostantivo brìsa, che in mantovano vuol dire briciola e pare che la ricetta risalga a prima del ‘600 quando arrivò anche alla corte dei Gonzaga. Si tratta di una torta di povere origini, all’inizio infatti gli ingredienti erano quelli tipici della tradizione contadina (farina di mais, strutto e nocciole) che negli anni si sono raffinati.

Oggi vi presento la mia ricetta che ha riscosso molto successo tra parenti e amici!

TEMPO DI COTTURA: 45/50 min. in forno statico a 180°

DIFFICOLTA’: facile

Mescolare insieme 200 g di farina 00, 200 g di farina di mais (fioretto), 150 g di zucchero semolato e 150 g di mandorle sgusciate tritate finemente, aggiungere 220 g di burro ammorbidito a temperatura ambiente, 2 tuorli d’uovo e una bacca di vaniglia o un pizzico di scorza di limone (a scelta). Amalgamare il tutto velocemente facendone non un impasto omogeneo, far cadere a pioggia piccoli ciuffi nello stampo imburrato o ricoperto con carta da forno. Formare uno strato di un paio di centimetri di spessore senza schiacciare l’impasto sul fondo dello stampo e aggiungere a pioggia, per guarnire, 50 g di mandorle non sgusciate tagliate grossolanamente al coltello e 50 g di zucchero semolato. Infornare a forno già caldo (180°) statico per circa 50 minuti. La torta dovrà risultare dorata, asciutta e molto friabile.

CONSIGLIO: questo dolce va servito spezzato con le mani accompagnato con un vino liquoroso come il Malvasia, il Vin Santo o il Passito di Pantelleria.

Ricette Fatali

Buongiorno cari amici, oggi mi permetto di condividere con voi la lettura di un libro davvero divertente e unico trovato per caso: Ricette Fatali. Donne velenose in cucina. Storie, tecniche e ricette, di Katia Brentani, Damster Edizioni. ricette-fatali-libro-63046

Un libro davvero insolito che racconta come il veleno può essere il protagonista nelle nostre cucine attraverso prelibate e ricche ricette preparate con gli ingredienti giusti.

Si narrano, infatti, le storie e le leggende delle grandi avvelenatrici, che, amanti della cucina, preparavano sfiziosi piatti da offrire alla vittima designata con l’aggiunta di arsenico, Cantarella o “aceto per pidocchi”. Il cibo è pertanto un’arma letale, principalmente nel passato dove le donne hanno saputo sfruttare con maestria la natura stessa abbinata ad una buona dose di fantasia e conoscenza tecnica, provocando omicidi mascherati da morte naturale.

Mentre si ripercorrono le tracce di alcune delle più famose avvelenatrici della storia, c’è tutto il tempo di leggere sfiziose ricette preparate per creare dolci veleni senza l’aggiunta dell’ingrediente segreto, l’arsenico, scoprendo pertanto manicaretti del tutto innocui.

Fra curiosità, leggende e dolci ricette il libro si conclude con un racconto, Le ricette della trisavola, velenoso al punto giusto!

Il suggerimento arriva da un blog amico tutto da leggere http://microeditoria.com/

Le Arance della Salute e l’AIRC

Sabato 25 gennaio 2014 torna nelle piazze italiane l’appuntamento con le Arance della Salute e l‘AIRC (Associazione italiana per la ricerca sul cancro). Con un contributo di 9 euro riceverai 2,5 kg di LogoAIRCarance rosse e un numero speciale di Fondamentale con i consigli e le ricette per una sana e gustosa alimentazione. Vai a visitare il sito dell’AIRC per trovare la piazza più vicina a casa tua così da comprare tantissime arance: ti fanno bene e fanno bene agli altri!!!!!

E una volta tornati a casa visitate il blog amico di LA CUCINA PSICOLA(VA)BILE DI IAIA E MAGHETTA STREGHETTA dove troverete ben 30 ricette a base di buonissime e succose arance!!!!

Buon appetito a tutti!

Italo Calvino: il sapore del racconto. Le ricette delle fiabe italiane

“Dieci fiabe, dieci regioni, dieci sapori diversi. In essi la tradizione e la cultura popolare, la magia della parola e quella del cibo. Cibo che è la chiave di volta di ogni narrazione: oggetto del desiderio e artificio fatato sospeso tra privazione e ricompensa nell’orizzonte antico e immutabile del mondo contadino. Proprio Calvino, d’altronde, aveva progettato di scrivere un racconto per ognuno dei cinque sensi, e quello dedicato al gusto si sarebbe dovuto chiamare Sapore sapere.”

Italo Calvino: il sapore del racconto. Le ricette delle fiabe italiane, Lina Grossi, Il Leone Verde edizioni

…tratto dal blog che parla di piccoli e medi editori http://microeditoria.com